Socar compra Italiana Petroli IP: cosa cambia per benzina e diesel
L'8 maggio 2026 finisce un'era: la famiglia Brachetti Peretti cede dopo novant'anni Italiana Petroli agli azeri di Socar. Rete da 4.500 stazioni, due raffinerie e un posto in prima fila nella crisi dei prezzi.
Aggiornato il Fonti: Socar/IP, Reuters, CorriereLettura: 6 min
«Cari colleghi», così cominciava la lettera con cui Ugo Brachetti Peretti annunciava ai 1.567 dipendenti la cessione di Italiana Petroli alla compagnia di Stato azera Socar. Era il 16 settembre 2025 e si chiudeva una storia lunga oltre novant'anni: l'ultima dinastia petrolifera italiana usciva di scena, dopo che i Garrone avevano venduto Erg a IP nel 2017 e i Moratti Saras al trader Vitol nel 2024. L'accordo preliminare è diventato definitivo l'8 maggio 2026, con il closing del 99,82% del capitale dopo il via libera di antitrust, golden power e norme sui sussidi esteri. La ricostruzione più completa resta quella del Corriere della Sera, mentre i documenti ufficiali sono nel comunicato di closing e nel lancio Reuters.
Il bottino è pesante: oltre 4.500 stazioni a marchio IP, circa dieci milioni di tonnellate di capacità di raffinazione in due raffinerie — tra cui Falconara Marittima, dove la sindaca ha subito chiesto garanzie su occupazione, ambiente e sicurezza — e una logistica nazionale che fa di IP il primo operatore privato del settore. La valutazione circolata è intorno ai 2,5 miliardi di enterprise value, con circa mezzo miliardo di liquidità in cassa. Per Socar, già fornitore di greggio via oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan e di gas via Corridoio Meridionale, l'Italia diventa il mercato chiave europeo.
Dal closing al tetto in quattro mesi
Nessuno a maggio immaginava che a settembre il nuovo proprietario sarebbe finito al centro della crisi prezzi. E invece la telefonata di Tajani al presidente Najaf e il tetto progressivo dal 28 settembre hanno trasformato in una settimana IP nel secondo pilastro del calmieramento italiano, come raccontiamo in IP segue Eni. Il contratto prevede un margine intangibile per i gestori, e infatti per la rete IP non sono serviti i ristori da 1.500 euro stanziati da Eni per i suoi terzisti — un dettaglio che dice molto di quanto diversamente le due compagnie trattino la propria rete.
Per chi fa benzina cambia poco nel quotidiano, e molto nel medio periodo: marchio confermato, prezzi sempre comunicati al MIMIT e confrontabili sulla pagina della benzina e del gasolio, ma alle spalle una filiera integrata dal pozzo azero alla pompa italiana che nelle crisi — come questa — può assorbire colpi meglio di una rete che compra tutto sul mercato. È la stessa ragione per cui gli indipendenti, che quella integrazione non ce l'hanno, rischiano di più: ne parliamo in pompe bianche fuori dal tetto.