Accise mobili saltate: dal 6 ottobre il gasolio costa 6 centesimi in più
Lo sconto sul gasolio è scaduto a mezzanotte del 5 ottobre e il meccanismo che doveva sostituirlo non è partito: in Gazzetta manca il decreto Mase-Mef. Per la prima volta da marzo si fa il pieno senza alcun taglio fiscale.
Fonti: Ansa, Il Fatto Quotidiano, CGIA, MIMITLettura: 5 min
Doveva essere un passaggio di testimone, è stato un salto nel vuoto. A mezzanotte tra il 5 e il 6 ottobre è scaduto l'ultimo sconto sulle accise del gasolio, 6,1 centesimi al litro IVA compresa, e l'aliquota è tornata a quella ordinaria. Il giorno dopo sarebbero dovute entrare in funzione le accise mobili, il meccanismo che usa l'extra-gettito IVA dei rincari per tagliare le imposte. Non è successo: come ha verificato l'Ansa, in Gazzetta Ufficiale non compare il decreto interministeriale tra Ambiente ed Economia che serve ad attivarlo. Chi aveva letto la nostra guida alle accise mobili del 29 settembre sa come avrebbe dovuto funzionare; quello scenario, per ora, non si è realizzato.
Il conto alla pompa è semplice: 6,1 centesimi in più al litro valgono circa 3 euro su un pieno di gasolio da 50 litri. Il rialzo però arriva per gradi, perché i distributori vendono prima il prodotto già in cisterna, comprato con l'accisa ridotta. Secondo i dati MIMIT ripresi da Affaritaliani, il 6 ottobre il gasolio self sulla rete ordinaria era a 2,244 euro, appena 2 millesimi più del giorno prima; l'8 ottobre la media era già salita a 2,261. La benzina, già senza sconti fiscali, intanto scende: 2,037 euro.
Eni alza il tetto del gasolio a 2,25 euro
Il primo effetto visibile è sui cartelli Enilive. Quando aveva fissato il tetto il 28 settembre, Eni lo aveva legato allo sconto fiscale in vigore: finito lo sconto, il massimo sul gasolio è passato da 2,19 a 2,25 euro al litro, mentre la benzina resta a 1,99. Il nuovo livello dovrebbe valere fino a fine ottobre. In altre parole il tetto resta, ma non assorbe il ritorno dell'accisa piena: chi aveva fatto i conti con il price cap Eni da 2,19 euro deve aggiungere 6 centesimi.
Le associazioni dei consumatori non l'hanno presa bene. L'Unione nazionale consumatori parla di «tradimento» e ricorda la promessa della premier del 16 settembre, quando Meloni aveva spiegato che lo sconto non sarebbe andato a zero perché sarebbero subentrate le accise mobili. Il Codacons fa notare che la fine del taglio interrompe la fase di ribassi iniziata con i tetti delle compagnie.
Perché il decreto non è arrivato
La spiegazione più accreditata è contabile. Secondo la ricostruzione del Fatto Quotidiano, il governo avrebbe scelto di tenere l'extra-gettito IVA di settembre per i conti pubblici: il Documento programmatico punta a un deficit del 2,9% del PIL nel 2026, la soglia che permetterebbe di uscire dalla procedura d'infrazione. Il viceministro all'Economia Maurizio Leo ha però tenuto la porta aperta, «non c'è una decisione», e l'8 ottobre ha ripetuto che il governo non ha abbandonato il tema delle accise mobili.
Intanto il conto cresce. La CGIA stima che a ottobre famiglie e imprese spenderanno per benzina e diesel circa 1,1 miliardi in più rispetto a un anno fa, 13,6 miliardi sull'intero 2026; a Roma l'aggravio di ottobre vale 68,5 milioni, a Milano 49,5. I dettagli provincia per provincia sono nel rapporto CGIA. Per chi guida un diesel l'unica contromossa resta il confronto: controllate i prezzi del gasolio oggi, la classifica delle città dove costa meno e quanto vi costa davvero il pieno.