Benzinai in rivolta: i ristori non bastano, i margini si azzerano
Dietro le code alle pompe Eni c'è chi rischia di rimetterci: i gestori hanno serbatoi pieni di carburante pagato a prezzo alto e un ristoro da 1.500 euro. Faib, Fegica e Figisc chiedono di più.
Fonti: Faib, Fegica, Figisc, EniLettura: 5 min
Mentre gli automobilisti festeggiano il pieno a 1,99 euro, dall'altra parte del bancone c'è chi fa i conti con le perdite. Il problema si chiama giacenze: il carburante erogato il 28 settembre, primo giorno del price cap, era stato acquistato dai gestori giorni prima a prezzo pieno, quando i listini erano alle stelle. Venderlo al nuovo tetto significa svalutare le scorte in cisterna — e secondo una stima Fegica, per gli impianti con 120-130mila litri di giacenza come alcune stazioni autostradali, le vendite in perdita possono arrivare a 20-22mila euro. Lo racconta nel dettaglio ItalyPost.
Eni ha provato a mettere una pezza con ristori differenziati: 1.500 euro per gli impianti di proprietà affidati a terzi, e rimborsi calcolati sulle condizioni contrattuali per i convenzionati. Per IP non è servito alcun meccanismo, perché il contratto prevede un margine intangibile per i gestori. Ma le sigle di categoria — Faib di Confesercenti, Fegica e Figisc di Confcommercio — dicono che non basta e chiedono di rivedere gli importi al rialzo. Il presidente Figisc Bruno Bearzi avverte che «una parte della rete non sarà in grado di competere», e preoccupa anche la tenuta logistica: le code ci sono state, gli esauriti solo in alcuni casi, ma «se i problemi ci saranno, lo vedremo nei prossimi giorni».
Il margine di 4 centesimi che non c'è più
Per capire la rabbia dei gestori bisogna conoscere un numero: 3,5-4 centesimi al litro. È il margine normale di chi sta alla pompa, come spiega QuiFinanza. Eni, che è presente in raffinazione, ingrosso e dettaglio — oltre a essere partecipata dallo Stato — può comprimere il prezzo finale usando i margini realizzati a monte. Il gestore indipendente invece compra prodotto già raffinato a quotazioni di mercato, ci aggiunge trasporto e costi dell'impianto, e se il suo listino finisce sopra quello della grande rete deve rosicchiare quei 4 centesimi fino ad azzerarli, o vendere in perdita. È la denuncia che Faib e Fegica hanno portato anche in Parlamento, con una proposta di tetto dinamico stabile.
E voi, automobilisti, cosa potete fare? Intanto ricordare che il prezzo esposto resta legge: ogni impianto comunica al MIMIT e potete verificare data e valore prima di fare il pieno con la ricerca vicino a voi. E se viaggiate in autostrada, dove i gestori hanno le giacenze più grandi e i prezzi più alti, confrontate le aree di servizio prima di entrare: il risparmio lì vale doppio. Come funziona l'obbligo di comunicazione è spiegato nella pagina sull'Osservatorio prezzi MIMIT.